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LA CANZONETTA

Canzonetta perché vuole essere perlopiù breve, di poche pretese, nuda, ritmica, musicale, rimata, alternata, baciata, chiusa, incrociata, equivoca, incatenata, libera, in verso sciolto.
Non sono capace di usare toni alti o complessità lessicali e sintattiche, le parole che uso sono semplici, di uso quotidiano, immediate, quasi mai meditate e scelte, uso quelle che uso di solito per esprimermi, per farmi capire.

La canzonetta non è una poesia, né una canzone, vorrebbe interpretare, farsi interprete, è un pensiero scritto che non aspira a essere trasgressivo, né di avanguardia, non vuol' essere raro, eletto, per pochi, ama gli schemi infantili, con il sorriso in bocca, pronunciato a mezza voce, si può confondere nella confusione, può essere confuso: vorrebbe tanto essere riconosciuto, avere la sua identità, fa ciò che può, bela, non grida …

La canzonetta va cercarta in sfida con la quotidianità, la fragilità umana, con naturalezza, con semplicità, alla ricerca di una verità che vuol essere sentire corale, non uguale, appartenente …

Vuol’ essere trasparente e misteriosa, nascondere ciò che prepotente vuol farsi vedere, ascoltare…

Vuol farsi attraversare, permeare dal vivo, vuol’ essere partecipata, criticata, vissuta sino in fondo…

Vuol far parte del mondo tutto, anche di quello che più detesta, vuole essere momento di confronto, di riflessione, di festa , vuole essere qualcosa che resta del giorno...

Sergio Carlacchiani
sergio-carlacchiani.blogspot.com

La foto è opera di Gianfranco Mancini


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