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Il 14 giugno 1837 - Muore il nostro sempre caro... 
Giacomo Leopardi.

A Napoli Leopardi lavora incessantemente, nonostante la salute in peggioramento, componendo varie liriche e satire; non segue le raccomandazioni dei medici, e conduce una vita abbastanza sregolata per una persona dalla salute fragile come la sua: dorme di giorno, si alza al pomeriggio e sta sveglio la notte, mangia molti dolci (particolarmentesorbetti e gelati), talvolta frequenta la mensa pubblica (anche durante il periodo del colera) e beve moltissimi caffè.
Progettava anche di tornare a Recanati, per vedere il padre o partire per la Francia.Seguendo il parere di alcuni medici fiorentini, che, al contrario di altri, lo avevano convinto che la sua malattia fosse più psicologica che fisica, cominciò ad ignorare le prescrizioni, pensando che non potesse comunque decidere il suo destino. In una lettera al padre, però, avverte la morte come imminente, e spera che avvenga, non sopportando più i suoi mali. Nel febbraio del 1837 ritornò a Napoli con Ranieri e la sorella, ma le sue condizioni si aggravarono verso maggio, anche se non in modo tale da far sospettare ai medici o a Ranieri il reale stato di salute. Il 14 giugno di quell’anno, Leopardi morì improvvisamente, dopo essersi sentito male al termine di un pranzo (che abitualmente consumava all’inconsueto orario delle 17); quel giorno, aveva mangiato, al mattino, circa un chilo e mezzo di confetti cannellini comprati da Paolina Ranieri in occasione dell’onomastico di Antonio e bevuto una cioccolata, poi una minestra calda e una limonata (o granita fredda) verso sera.
Poche ore prima di morire compose:
IL TRAMONTO DELLA LUNA... https://youtu.be/9ANKTvfSJLI
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Loretta Marcon sulla morte di Giacomo. 

"Stando io in Napoli nel 1844 ebbi certezza, quanta in questa materia se ne può avere, che G. Leopardi alquanto prima dell'ultimo rincrudimento della sua malattia, si era riconciliato con Dio e prima di morire avea ricevuti i sacramenti della Chiesa e avendo poi avuto per quel tempo occasione di pubblicare il fatto, lo feci in maniera molto generale, ma alla famiglia di lui che lietissima della inaspettata notizia me ne richiese, ne diedi minuti ragguagli. E' incredibile lo stupito che a quella mia affermazione si menò da coloro, i quali avendolo rovinato vivo non sapeano tollerare che morto almeno non fosse più loro, ed io risposi alle obbiezioni, contrarrisposi alle repliche restando finalmente ultmo a parlare che non suole essere indizio di aver torto".
(Studio scientifico-letterario-religioso sopra Giacomo Leopardi nel primo centenario della sua nascita- di P.D. Pietro Monti, ex cappellano di Casa Leopardi, Milano 1898).
Tale notizia è ovviamente confermata dalla registrazione dell'atto di morte stilato dal Parroco della parrocchia napoletana che comprendeva la zona dove Leopardi aveva vissuto fino agli ultimi anni:
"Napoli. Parrocchia della SS.ma Annunziata a Fonseca. Via Fonseca n. 26.
Libro dei defunti: Anno 1837 - pag. 147, n. 7.
A 15 Giugno D. Giacomo Leopardi Conte, figlio di D. Monaldo Leopardi e di Adelaide Andici, di anni 38, munito dei SS. Sag.ti morto a 14 d. Sepolto idem, Vico Pero n. 2."
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Giacomo Leopardi - Il tramonto della luna - Voce di Sergio Carlacchiani



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